Per favore, non prosciugatemi… la vita: il vampirismo cosmico secondo Wilson

Prede, predatori e piramidi alimentari dell'energia vitale

Il tema della produzione dell’energia è uno dei pilastri centrali della nostra società. Ovviamente un tema vitale quanto irrisolto visto che la civiltà di cui ci fregiamo è improntata a un modello di sviluppo trascinato da una crescita esponenziale e in gran parte sregolata. “Beviamo” energia come se si pescasse da un pozzo senza fondo. E volendo si potrebbe anche conquistare un nuovo equilibrio, se sapessimo sintonizzarci sulle disponibilità della natura evitando di bruciare l’habitat che ci ha visti nascere. Perché il nodo del problema sta tutto qui: trovare il modo di generare energia senza effetti collaterali nocivi. Un nodo che sarà cruciale nel corso di questo 21° secolo.


Naturalmente gli autori di narrativa d’anticipazione hanno trattato l’argomento diffusamente nei decenni precedenti. La forza del cavallo/vapore, il fulmine imbrigliato dell’elettricità, le brillanti potenze dell’atomo sono state impiegati di volta in volta per muovere strabilianti macchinari sulle vie di terra, nei mari e nello spazio aereo fino alle profondità del cosmo. Già perché ogni avventura fantastica necessita della sua scienza a corredo, invenzione o scoperta che sia.


Come si alimenta il motore del Nautilus di Jules Verne? Quale è la ricetta della cavorite di H. G. Wells per decollare dalla Terra? E i raggi atomici che divampano in tanti racconti della entusiasta età della space opera, in che maniera si generano? Forse a tutte le domande saprebbe rispondere bene il dottor Zarkov di flashgordiana memoria. A noi lettori importa invece che il racconto sia coerente a se stesso, che la “scatola” delle meraviglie sia ben descritta anche se non sappiamo cosa contenga e come operi (forse con lo zampino del gatto di Shroedinger).


E se alla fine non sappiamo come funzioni un motore ad antimateria o come sbrogliare una vela solare per navigare nello spazio, abbiamo invece una certa dimestichezza con il concetto di energia vitale, ossia quel generale benessere che ci pervade quando corpo e mente sono al pieno della loro efficienza. Secondo alcuni autori anche questa energia può diventare una fonte di mirabilie. L’esempio più alla mano è la mitica “forza” delle Guerre stellari coniate da George Lucas (per quanto attinga da una metafilosofia vicina al buddismo). Ma abbondano le narrazioni di poteri psichici, telepatici e telecinetici espressione di energie interiori oltre l’impianto normativo della fisica conosciuta.


Nel 1976 Colin Wilson – che non è certo una delle firme più note e prolifiche in ambito fantascientifico – pubblica un romanzo con un titolo senza tema di spoiler: Vampiri dello spazio. Infatti nelle prime pagine si rivela subito la causa scatenante: durante una missione esplorativa nella fascia d’asteroidi viene scoperta una gigantesca nave spaziale, una sorta di arca che contiene corpi di umanoidi in uno stato di animazione sospesa. La struttura pare risalire a migliaia di anni terrestri e cammin facendo si svelerà un legame stretto fra gli uomini e i potenti alieni.


Alieni che, nonostante le sembianze accomunabili alla specie umana, hanno una caratteristica specifica, si nutrono di… energia vitale. Wilson con un guizzo geniale cuce il passato del folklore pennellato dai narratori gotici (ovviamente Bram Stoker in testa) con il futuro di un’umanità affacciata alle distese siderali in cui spazio e tempo si confondono.


Il sospetto che Wilson abbia sbirciato il celeberrimo film di Mario Bava intitolato in inglese Planet of vampires (in italiano è Terrore dallo spazio, anno 1965) non è infondato. Il fatto che gli alieni – esseri che persistono oltre la forma fisica – possano “abitare” corpi di defunti o persone in stato di incoscienza è, diciamo, preso a prestito di peso. Ma poco male, Ridley Scott lo ha saccheggiato con maggior metodo per il suo impattante Alien.


L’elemento di novità introdotto da Wilson consiste nella “aspirazione” dell’energia vitale, una corrente che attraversa tutti gli individui ed è un po’ il tessuto della natura visto che anima ogni essere vivente. L’innovativo Wilson mette in connessione studiosi del folklore più oscuro e scienziati che si avvalgono di “misuratori di onde lambda” per definire un nuovo genere di vampirismo. L’aggressione sembra avvalersi dell’attrazione sessuale, del gioco di fascinazioni che culmina nell’atto di congiunzione come momento di scambio di energia tra predatore e preda. Un processo che non è sempre a senso unico e sembra regolato da livelli di consapevolezza dei soggetti che lo praticano.


Circolando al largo di Aristofane e Platone sui magnetismi delle anime separate o gemelle, Wilson imbastisce una teoria dei vasi comunicanti dell’energia, una nuova piramide alimentare, al vertice della quale pone il vampiro, l’essere che assorbe energia vitale dominando il resto dei viventi con la forza della sua seduzione.


La trama, nello sfoggio di cotanto apparato teoretico, incespica un pochetto profondendosi in dialoghi, riflessioni, incontri con esperti e politici che dibattono del fenomeno. Certo, è divertente scoprire che l’arzillo decano studioso di alchimia Von Geijerstam si circonda di giovani allieve per “mantenere” il suo vigore. Il lato action e horror è smorzato al cospetto di una rivelazione che comporta una rilettura non solo dell’origine della specie umana ma anche della sua futura evoluzione.


Non è mai citato, però il concetto di “energia vitale” legata alla sessualità, definito dallo psichiatra Wilhelm Reich (1897 – 1957) si sposa molto bene alla vicenda imbastita da Wilson. Lo studioso austriaco, dapprima seguace del padre della psicanalisi Sigmund Freud, se ne distanziò (meglio dire venne allontanato) per il suo rifiuto ad accettare la centralità esistenziale della dualità eros e thanatos (amore e morte). Per Reich è l’eros la forza primigenea della vita, tutto il resto è repressione: nella vita personale come in quella sociale.


Reich estese la sua azione analitica nel campo educativo e infine in quello medico descrivendo i benefici di una “energia orgonica” – che si manifesterebbe nell’orgasmo, come accade ai personaggi di Wilson – presente negli esseri viventi e fors’anche nell’ecosistema terrestre. Inutile dire che tanti azzardi non piacquero alle autorità dei pur democratici Usa e l’ex comunista Reich (altra aggravante) morì dietro le sbarre, bollato come un paranoide isterico. Ma lasciando un’impronta indelebile nelle culture alternative.


Se, come accennavamo, Wilson potrebbe aver visto il film di Bava, di sicuro il regista Tobe Hopper impegnato nella trasposizione cinematografica dei Vampiri dello spazio prende una direzione estetica diversa. Il suo Space Vampire altrimenti detto Life force (prodotto nel 1985), somiglia ad un’avventura del mitico dottor Quatermass – quindi assai british – arricchita da effetti speciali limitati ma ad alto tasso di spettacolarità: la “mummificazione” delle prede regge bene ancora oggi.


L’aspetto del vampirismo dall’incanto irrefrenabile, riletto in chiave moderna/fantascientifica, viene esplicitato sganciandosi dalle atmosfere gotiche e dark, puntando sull’aspetto predatorio. Non si lesinano in scene di nudo di Mathilda May – calzante a questo proposito la definizione di Bloodbuster nella recensione del film: “la visione delle tette della vampira può restare impressa per ore”. – per nulla gratuite, anzi necessarie a manifestare il meccanismo di “trasfusione” della forza vitale. E anche il climax dello scontro finale è piuttosto inusuale e se risolve il conflitto foriero di aliena invasione, sfiora soltanto le nuove prospettive aperte dalla scoperta della forza vitale.
Forse il compito è lasciato a noi spettatori/lettori. Con buona pace del bistrattato Reich.

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