La sfortunata avventura di Jimy Orion contro i conghisti
Una stella che ha ammiccato ma non ha dispiegato piena luce. Parliamo di Mechander, anime del 1977 sfortunato e poco conosciuto ma dai diversi pregi. Infatti questo robot antennuto dalla modalità “a incastro” anticipa alcune tematiche che si affermeranno in altri cartoni animati, contribuendo a dare tocchi di realismo alle narrazioni dell’animazione.
La situazione di partenza è singolare: sul pianeta Ganimede nella costellazione di Orione l’inquinamento causato dalla civiltà umanoide raggiunge livelli tali che nel mare si sviluppa una forma di vita intelligente chiamata Hedron. Questa si autonomina imperatore e grazie ai suoi poteri riesce a soggiogare la popolazione trasformandola in cyborg chiamati Conghisti (un guizzo di fantasia dal tocco politico o malefici suonatori di congas…? Mah)con l’obiettivo modesto di conquistare l’universo (a volte la mancanza di hobby dà alla testa).
La regina di Ganimede riesce a mettere il salvo il figlio Jimy Orion spedendolo in una capsula verso la Terra che – guarda non tanto a caso – è l’obiettivo dell’invasione di Hedron e i suoi scagnozzi. Dramma nel dramma, la madre viene cyborghizzata (passatemi il termine) assumendo il grado di comandante delle forze di invasione con il nome di Medusa. Però ogni tanto, grazie alla sua particolare fisiologia e alle suggestioni di un pappagallino meccanico unico testimone del suo passato, riprende sembianze e consapevolezza di sé stessa vivendo il dramma di un destino piegato dalla violenza.
Aggiungiamo che Jimy arriva sulla Terra ormai giovanotto e viene accolto dallo scienziato Shikishima che, messo a conoscenza della minaccia di Hedron comincia a sviluppare delle contromisure…. Tutte con i prefisso mecha. Nella sostanza, i super aerei da combattimento e un potente robot a energia… nucleare.
Orbene, in tutto ciò si colgono spunti da Superman (il bimbo superstite, che a sua volta si ispira al Mosè biblico affidato alle acque del Nilo), di Goldrake (Actarus, scampato alle grinfie di re Vega si oppone all’invasione della Terra) e di Kyashan (il problema dell’inquinamento male interpretato è la chiave della rivolta dei robot).
L’assetto robotico è particolare: prima i tre aerei si combinano e poi di agganciano al robot, tipo zainetto. Un sistema che evolve dalla saga dei Getter e viene escogitato per favorire il merchandising, che era la principale forza motrice delle serie anime per ragazzi. Peccato che in corso d’opera la società sponsor fallì e Mechander si trovo senza benzina a tre quarti dalla fine (la serie dura in tutto 34 episodi).
Eroici produttori però non lasciarono l’opera incompiuta, ma attraverso un sistematico riciclaggio di sequenze e qualche minima aggiunta riuscirono a portare a termine il racconto. Anche se ripetitività sfiancanti e acrobazie logiche, mettono a dura prova lo spettatore. Ma si sa, i prodotti del tempo non erano certo indirizzati a raffinati cinefili, bensì a famelici ragazzini avvezzi all’avventura senza retropensieri.
E veniamo alle novità. Mechander è il robot dell’ansia. Le sue missioni devono concludersi in una manciata di minuti, altrimenti i satelliti nemici in orbita attorno alla Terra sganciano delle super bombe per polverizzare ogni resistenza. Piccola postilla: la Terra è già stata devastata, le potenze militari azzerate, resiste soltanto l’indomito Giappone e qualche angolino poco significativo. Quindi i terrestri partono da meno zero per la riconquista del pianeta. Una situazione che anticipa la riscossa degli straccioni del successivo Daltanious (1979).
Altro elemento se non nuovo, diciamo utile ad aggiungere un tocco di drammaticità, è il fatto che la tecnologia di Mechander non è invincibile e spesso prevale per qualche stratagemma. Gli capita anche d’essere danneggiato gravemente, fino ad un tracollo – spoiler – che richiederà una completa revisione dell’architettura robotica (la triade diventa quaterna, ma non aggiungo altro).
Se invece pensiamo al giovane alieno che si batte per la libertà dei suoi ospiti contro la sua stessa razza (termine senz’altro poco corretto), allora scatta il pensiero a Baldios (1980). Inoltre Mechander non è solo, accanto a lui l’esercito, la marina e l’aviazione agli ordini del comandante Yamamoto (nome non certo casuale) si danno da fare con quello che hanno senza risparmio. I più terribili sono i commandos, capaci di espugnare le basi nemiche con blitz sanguinosi alla stregua dei mitici guerrieri delle stelle (La corazzata spaziale Yamato è di qualche anno precedente).
Tale abbinamento di forze non può che richiamarci alla mente la mobilitazione totale di Gundam (1979), nel quale i mobile suit sono una delle componenti d’arma degli opposti eserciti, insieme a mezzi più tradizionali e uomini in semplice uniforme.
Mechander nella sua pur sfortunata edizione, che vista oggi pare un poco raffazzonata (anche le musica del pur rinomato Watanabe sono riciclate), ha saputo comunque piazzare delle dignitose innovazioni guadagnandosi una nicchia nel cuore degli appassionati degli anime bellici.


