La musica a energia solare di Takeo Watanabe

Autore di decine di colonne sonore dell'età d'oro degli anime e del cinema di genere giapponese

Cosa hanno in comune Ryu il ragazzo delle caverne, Candy Candy, Remì e Gundam? Certo sono tutte opere a disegni animati di marca giapponese, ma non basta. Sono legati da un elemento che ha dato a queste storie profondità e atmosfera, ne ha valorizzato le scene aggiungendo pennellate di emozione che lo spettatore può soltanto apprezzare. Stiamo parlando della musica, delle colonne sonore che in questo caso sono frutto della maestria di una sola persona: il compositore Takeo Watanabe.

Classe 1938, Watanabe è salpato per le stelle, ahinoi, troppo presto – nel 1989 – lasciando però dietro di sé manciate di perle melodiose. Davvero gioielli preziosi disseminati in una cascata di colonne sonora, ognuna cesellata per rappresentare un piccolo mondo musicale: dai drammi storici agli sfondi documentaristici, dai lungometraggi d’avventura ad un ventaglio di anime che certamente è stato valorizzato dalla sua creatività.

Watanabe sembra abbia studiato economia prima di intraprendere la strada della musica in senso professionale. A 23 anni è in Europa per diplomarsi con i dovuti crismi e al ritorno in patria trova impiego a Radio Tokyo. Si tratta della pista di lancio per un talento vero che decolla alla fine degli anni ‘50 e dispiega le ali per tre decadi con lavori di sartoria sonora d’alta classe, attagliati e confezionati appositamente per ogni produzione.

Facciamo qualche nome partendo da Tommy la stella dei Giants del 1968, anime dedicato al baseball (che impazza nel Giappone americanofilo), Mimì e le ragazze della pallavolo (1969), Cutie Honey (1973), Heidi (1974), Candy Candy (1976) e Remì (1977). E già qui potrebbe bastare per scatenare una marea di ricordi, che in casa nostra sono legati a sigle, cantanti e autori, ma con qualche agile ricerca si può scoprire che gli originali sono sempre di tutto rispetto. Niente abborracciamenti zuccherosi, nessuna scorciatoia, Watanabe coglie lo spirito della storia e la traspone in melodia sfruttando un vasto bagaglio di competenze che riflette una approfondita conoscenza di generi e stili. La dolcezza spensierata di Candy non viene travasata nella drammatica e struggente vicenda di Remi, i successi di Tommy non vengono replicati nelle prodezze di Mimì e compagne. Ogni vicenda ha il suo carattere e non si esprime in poche note d’ambiente, ma in un piano sonoro articolato che scandisce i momenti alti e bassi dei personaggi, crisi e tenerezze. Insomma colonne sonore a tutto tondo.

Colonne sonore che Watanabe produce anche per il cinema, in particolare per il fiorente genere dei film in costume che narrano gesta di spadaccini, samurai e yakuza. Naturalmente la sua perizia si estende ai telefilm e su tutti va citato il mitico “Lone wolf and cub” ossia “Samurai” (programmato in terza serata nei sabato su Italia 1).

La firma di Watanabe è anche nella colonna sonora della prima – e forse inarrivabile – serie di Mobile Suit Gundam (1978). Nello scenario spaziale di Yoshiyuki Tomino & co può riversare la sua perizia nel maneggiare il classico e il moderno creando degli istanti “chiave” e mini suite dall’impronta poetica.

Sul finire degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80 Watanabe alternava lavori ricamati di sfumature romantiche e melodrammatiche come Georgie (1983), Peline Story (1978) ai tipici robottoni spara missili della Toei come Zambot 3 (1977) e Daitarn 3 (1978).

Vorrei richiamare l’attenzione proprio sulla colonna sonora di quest’ultimo anime – il robot a energia solare, ideato da Tomino in un frangente di rara positività nel suo arco narrativo solitamente abbastanza cupo – perché è un’opera esemplare della modalità di lavoro di Watanabe, in questo caso assistito da Yushi Matsuyama. Inutile che stia a riassumere la storia – guai a chi non la conosce – dello spumeggiante Haran Banjo in lotta con i Meganoidi, cyborg che hanno trasformato il sogno del padre in un incubo che minaccia l’umanità.

Watanabe – per continuare la similitudine sartoriale – taglia e cuce un abito guardaroba per Daitarn 3: dalla sigla dinamica e accattivante, fino agli accompagnamenti per le sequenze clou (l’entrata in azione dell’eroe, la trasformazione del robot, gli attacchi meganoidi etc). Non lesinando giochi strumentali, il compositore spazia tra fiati e tastiere coadiuvato da scaltre soluzioni di basso e chitarra elettrica per rendere tutta l’esposizione molto ritmata e caratterizzare l’entrata in scena di personaggi e mezzi. A volte gioca delle lievi dissonanze e sovrapposizioni strumentali che danno tutto il senso tridimensionale di combattimenti aerei e delle evoluzioni spaziali. E infine regala anche il Toppo Tango, ossia il tango di Toppy, una danzereccia canzoncina che acchiappa sorrisi.

Daitarn 3 segue il progetto sonoro di Zambot 3 approfondendo e ampliando la libreria sonora con soluzioni di carattere e originalità. Approccio che fiorirà ulteriormente in Mobile Suit Gundam con quadri evocativi d’impianto classico dalla qualità vibrante e sentimentale e un set di asciutti ed efficaci claim. Per queste ragioni la colonna sonora del robot anti meganoidi è un ascolto da rinnovare, un raggio di luce per rischiarare tempi cupi.

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