Edon, il principe animato che rovesciò la casta dei samurai
Saikyō Robo Daiōja è un anime degli anni ‘80 che rientra nel paniere delle opere non pervenute in Italia ai tempi. Opera dello studio Nippon Sunrise, che ovviamente ai robottari doc dice molto essendo il marchio di rinomate e storiche serie animate, venne trasmesso tra il 1981 e il 1982 in Giappone per un totale non esiguo di 50 puntate.
Al lavoro su questo anime ci sono Masaru Sasaki, Hiroyuki Hoshiyama, Nobuyoshi Sasamon (design personaggi) e Kunio Okawara (Mecha). Nomi che sulle prime dicono poco, ma sono creativi di importanza primaria per le serie più apprezzate di casa Sunrise: Zambot 3, Daitan 3, Voltus 5 e Gundam
L’ossatura della storia è un viaggio di formazione intrapreso da Edon, principe di un sistema stellare chiamato Ipron che conta una cinquantina di pianeti. Il suo pianeta si chiama Edon e il nome del protagonista è Mito (le battute sugli 883 si sprecano…), una figura che ricalca un personaggio storico, tale Mitsukuni Tokugawa (Mitokomon per gli amici) che nel Giappone feudale amministrava un territorio nella provincia di Hitachi.
La caratteristica propria di Mitsukuni è quella del malfidente. Se i suoi pari si affidavano a soggetti lui preferiva controllare di persona cosa avveniva nelle sue terre. Ma senza pompa e circostanza, in incognito, in forma sommessa e origliante per apprendere i fatti nella loro quotidianità e soprattutto nei più concreti retroscena.
Insomma al signore di Hitachi non piaceva essere preso per il naso, anzi amava ficcarlo in tutte le questioni per dare conto della realtà in cui viveva. Poi la voce del popolo e i letterati ci mettono del loro e quindi le ispezioni diventavano indagini sotto copertura allo scopo di raddrizzare torti, difendere i più deboli dai soprusi dei corrotti, arrivando in conclusione a distinguersi per gesti di magnanimità.
L’anime segue lo stesso schema mettendo sul seggio del protagonista un ragazzino desideroso di conoscere il mondo fuori dal palazzo reale. Accompagnato da due fidi cavalieri e una ragazzina ninja fa visita ai pianeti “sudditi” incontrando problemi di varia natura. Non manca mai l’occasione per sfoderare le spade e il robot Grande Sovrano ossia Daiōja, costituito dall’assemblaggio di tre mecha pilotati dal principe e dai due luogotenenti.
Buffi cappelli a cilindro a parte, tutta l’estetica è un simpatico mescolamento di Europa e Giappone medievale con sprazzi di tecnologia “spaziale”. Le situazioni sono semplici, il target sembra fissato su bambini dall’asilo al limitare dell’adolescenza. I personaggi in sostanza sono uno specchio della platea.
Si arriva così al doppio episodio conclusivo che invece di sfociare nella solita mega battaglia prende una piega più morale e politica. Infatti il principe finisce su un pianeta noto per feste e raffinatezze e si attende un soggiorno in pieno relax. Invece viene preso di mira da una fronda terrorista di giovani ribelli.
Edon è stordito non ne capisce il motivo: non sono alieni crudeli o umani corrotti, ma sudditi stanchi di un’organizzazione sociale che non corrisponde alle loro aspirazioni. Il sistema delle caste, con la nobiltà in cima e i samurai a farle da scudo implica una generale mancanza di libertà, una “sudditanza” che stride con le istanze di una società moderna.
Naturalmente la ribellione violenta è inaccettabile visto che minaccia l’erede al trono. I compagni di viaggio si adoperano per neutralizzare i terroristi e reprimere la rivolta chiedendo assistenza al governatore locale. Personaggio losco, che in realtà intende cavalcare il malcontento per avviare un colpo di stato e contagiare gli altri pianeti. Insomma dalla padella del re, alla brace del dittatore vestito da “liberatore”.
Edon vive un momento di crisi: vedere quei ragazzi che lo contrastano per un ideale di libertà, smuove il suo senso di giustizia. Vogliono cambiare lo stato delle cose di un mondo ingessato in una gerarchia di potere che non tiene conto di aspirazioni e talenti, ma della nascita. Se tutto ciò risuona di rivoluzione francese e moti anti assolutismo monarchico, non è una falsa impressione.
Per un Paese come il Giappone in cui per secoli il sistema delle caste è stata l’architettura che reggeva il potere (arrivando poi a distinguersi in quello esecutivo del Signore e quello rappresentativo e religioso dell’Imperatore), un discorso simile rappresenta una rivoluzione non solo politica e sociale, ma spirituale. Un cambiamento di approccio totale alla vita che il Giappone ha traumaticamente affrontato nel 1945, dopo la sconfitta, abbracciando il modello della democrazia occidentale.
Ora, il rinnovamento deciso dal principe ereditario rappresenta questo passaggio epocale, Un rinnovamento avviato non dopo una sconfitta sul campo, ma dopo aver inteso che le nuove generazioni non accettano più l’antico regime. Così una volta tornato a casa comunica al padre – che abdica in suo favore – di volere operare per cambiare il vecchio ordine. E’ immaginabile che in questo suo intento incontrerà pericoli e resistenze non inferiori al suo primo viaggio.
Bello il momento in cui Edon concretizza il suo proposito spostando il sedile della ragazza ninja Flora Shinobu accanto al suo: un gesto simbolico, da principe a primus inter pares, primo tra i suoi pari.
Non male per un racconto destinato ai ragazzini, pillole di democrazia a cartoni animati. Avercene…


